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[I nuovi e il ricordo del Tenente] Capitan Nessuno ricorda l’arrivo del soldato oltremare, senza avvisare Corvo…

By Capitan Nessuno

Era appena arrivato il gruppo nuovo dall’Italia. Nove ragazzi sui vent’anni, freschi di addestramento, motivati, sembravano in gita scolastica… gli uomini già al campo li guardavano da lontano, come se facessero fatica a riconoscerli come membri dello stesso gruppo e sapevo che ci sarebbe voluto un po’ perché si amalgamassero, fossero pienamente parte della squadra. In genere non facevo nulla per integrarli, se non dare loro un benvenuto ufficiale e poi lasciarli nelle mani dei compagni esperti, dovevano imparare sul campo, non con le parole.

Ad attenderli, di solito, c’era lui, “”Il Corvo”, retto e duro come una pietra. Non ammetteva distrazioni, soprattutto all’arrivo. Ed i nuovi, non tutti, nonostante la disciplina ricevuta alla base, forse, non avevano ben chiaro il concetto.

So che forse era l’approccio sbagliato, ma io avevo imparato così e puntavo sul fatto che anche loro dovessero imparare così, sulla loro pelle. Inutile spiegare cosa succede come ti senti cosa devi fare quando ti sparano addosso, se non hai mai sentito il sibilo dei proiettili veri che ti passano tra i capelli o ti sfiorano la mimetica… così aspettavo quasi con ansia la prima missione, per metterli alla prova, per dare il mio giudizio su di loro, uno ad uno.

La tenda si sollevò all’improvviso e mi piombò dentro un ragazzo, uno dei nuovi, sembrava sconvolto.
Capitano, io devo tornane a casa, subito! Non posso restare qui!!
E veramente aveva il viso quasi irriconoscibile, gli occhi sbarrati, le mani che tremavano. Che ti è successo, soldato? Lui fece di no, di no con la testa, la voce che balbettava. Non posso restare, devo andare via, subito, subito…Se ci fosse stato Corvo al posto mio non so cosa sarebbe potuto accadere.

Cercai di calmarlo, di fargli capire.
Lo sai bene che “subito” significa che devo chiamare il comando, farci mandare un mezzo per riportarti indietro, chiedere un rimpiazzo…almeno tre giorni. Se mi spieghi cosa è successo, cerchiamo di rimediare, ok? Stai male? Qualcuno ti ha fatto del male? Chi? Come? Lui rimase a fissarmi con gli occhi sbarrati e poi si mise a piangere, il viso tra le mani, le spalle scosse. Adesso ero veramente spiazzato, che cazzo gli era successo? Cosa gli avevano fatto? Non c’erano mai stai episodi di bullismo nella mia squadra e mi sembrava strano che avessero cominciato proprio adesso, così gli feci cenno di sedere sulla sedia che tenevo di scorta e cercai di capire.
Rilassati, soldato e spiegami per bene cosa è successo?. Non aver paura, dimmi tutto senza omettere nulla.

Lui sedette ma continuava a tremare. E poi disse le cose più terribili ed assurde.
Capitano, mi hanno raccontato di cosa hanno fatto al Tenente, l’anno scorso…io…io non voglio che lo facciano anche me!! Io voglio tornare a casa!!!
Mi ero irrigidito, gli occhi vuoti, la bocca serrata. Il Tenente. Il mio Tenente. Il mio amico.. Il mio fratello. Avevamo fatto l’Accademia insieme, eravamo usciti assieme, io avevo avuto la nomina a Capitano e lui era ancora Tenente, ma a breve sarebbe diventato Capitano anche lui e lo avrebbero spostato e nel frattempo eravamo come due fratelli, sempre assieme e sempre d’accordo. Dissi seccamente.

Sono crudeli? Sì, è una razza crudele. Non solo con quelli che considerano nemici, come noi, ma anche con loro stessi. Mettono le bombe addosso ai loro figli, alle loro donne, si divertono buttando benzina sui cani e sui gatti e dando loro fuoco, non sono come noi. Ma siamo qui per compiere il nostro dovere e basta. E per fare questo dobbiamo capire a cosa si va incontro. Se ti hanno fatto credere che venire in missione oltremare era una passeggiata per avere un sacco di soldi, scordatelo. E per questa ragione ognuno di noi tiene sempre un colpo di riserva. Se ce la fa a spararsi prima di essere preso, è meglio per lui e per chi resta.

Se vuoi ti faccio parlare con Corvo, uno di quelli che li va cercando fino dentro le loro abitazioni. Ma commisi un errore, Corvo era l’incubo dei talebani e molte volte per prenderli aveva disobbedito agli ordini e al Reparto aveva la nomea di quello che non amava i codardi ma soprattutto i bulli. Come sentii Corvo, rispose: quel Corvo? Proprio lui? No Capitano no e si rinchiuse in se stesso.

Il silenzio si fece pensante ma il ragazzo non tremava più. Ora alzò gli occhi e chiese, un filo di voce. Capitano, sicuro che il tenente era morto subito? Annuii, convinto. Sì, soldato. L’attimo stesso che lo hanno preso, un colpo netto alla gola ed era morto. Non si è accorto di altro. Si alzò, gli vidi la risolutezza nel viso giovane, sarebbe diventato un buon soldato. Grazie Capitano. Terrò un colpo di riserva. Ecco, bravo.

Lo guardai uscire e poi pensai che sarei andato a dirne quattro ai deficienti che gli avevano raccontato quell’episodio ma poi non ne feci nulla, perché non se ne era mai parlato tra noi e forse andava bene così.

Forse qualcuno doveva dire certe cose, doveva dirle ad altri, quasi per rendersi conto che erano accadute davvero, che non erano state balle, che davvero c’era gente al mondo che faceva quelle cose…quella notte non dormii, le urla del mio amico Tenente che risuonavano nelle mie orecchie mentre gli strappavano il cuore dal petto e lo filmavano, ridendo…E chi poteva capirci? Come dimenticare quel 1° Caporal maggiore saltato in aria mentre Corvo tentava, invano, di racimolare i resti: “non è niente diceva, ora ti rimetto a posto io..”. Avrebbe avuto lo stesso spirito? Era nuovo, ma è diventato un buon soldato…

Pubblicato da edizioni24

Gaetano Daniele già Editore de Il Fatto e Il Notiziario (Settimanali per la distribuzione gratuita) Amministratore Il Notiziario e ith24.it Per contattare ith24 scrivere a: [email protected]

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