Afghanistan 2004, Capitan Nessuno, Corvo e la mina anti uomo.. (Fu un miracolo)

By Capitan Nessuno

Mi avevano chiamato per un corso veloce di disinnesco mine ma proprio quel mattino c’era in programma una uscita con i miei uomini, per questo motivo declinai l’invito.

Diamine, mica potevo farli tutti io i corsi di aggiornamento?!! Tanto io ero certo che non mi sarebbe mai servito, noi andavamo in giro con i mezzi e si passava su strade già battute, a meno che non mettessero una mina pochi minuti prima del nostro arrivo, era poco probabile che ci si passasse sopra.

E a piedi poi… evitavamo di andarcene a spasso sia nel deserto che nei paesini, meglio restare sul mezzo… Così dissi di no che non mi serviva e me ne dimenticai.

Una settimana dopo stavamo attraversando un villaggio. Sull’altro mezzo c’era lui, “Il Corvo”. Strade deserte, sapevamo che dietro le imposte erano tutti a guardarci, sapevamo che forse c’erano fucili puntati o peggio ancora razzi ma dovevamo fingere di non sapere e quindi lo attraversammo lentamente, per evitare di investire vecchie, bambini, capre… ci avrebbero crocifisso vivi se succedeva.

Ad un certo punto uno dei miei scese e si mise a camminare davanti ai mezzi, come apripista, calmo e con lo sguardo che girava da una casa all’altra. Mi aveva chiesto il permesso con uno sguardo e io avevo acconsentito con lo stesso sguardo, senza parlare, era una buona idea, se vedevano uno che camminava davanti, sembrava più una passeggiata che una invasione…

Nessuno usciva dalle case e questo mi stava cominciando a dare su i nervi, in genere bambini e ragazzini uscivano anche se i genitori non volevano, ci circondavano, gridando, non capivi mai se erano grida di gioia o di rabbia. Bambini che non erano bambini, da quelle parti… Erano l’incubo di Corvo. Li amava troppo ma era cosciente che in quei teatri rappresentavano una minaccia.

Mentre stavo ancora elaborando questo pensiero, vidi il mio uomo che si bloccava in mezzo alla strada e non si muoveva più. Feci fermare i mezzi e lo raggiunsi, non vedevo niente intorno che sembrasse ostile.

Ma appena fui a qualche passo da lui, capii. Lui mi lanciò un’occhiata, sembrava furioso. Capo, c’ho messo il piede sopra…che devo fa’? Mi sentii morire. Non c’era scampo se davvero aveva messo il piede sopra ad una mina.

Ecco perché la strada era deserta, ecco perché se ne stavano tutti nascosti, forse addirittura lontani dal villaggio. Era una trappola preparata per noi. Cercai di essere brusco ed efficiente. Lascia che dia un’occhiata. Mi inginocchiai davanti a lui e spostai lentamente la sabbia con le mani. Ecco lì, la maledetta, bella come un fiore velenoso, pronta a dilaniarci tutti, lui per primo. Mi rialzai e dissi, sicuro.
Sta’ fermo lì che mando a chiamare gli artificieri, nel giro di mezz’ora sei a posto. Per maggior sicurezza feci chiamare “Il Corvo” che subito posizionò gli uomini a difesa dei mezzi.

Anche il Corvo si rese conto che sotto l’abbronzatura si vedeva un pallore che non gli avevo mai visto. Tornai al mezzo, chiamai il comando, descrissi la situazione e ricevetti una doccia fredda. Capitano, gli artificieri disponibili sono fuori perché ci sono altri tre casi come il vostro. Non so quanto tempo ci vorrà perché possano rientrare e raggiungervi.

Oggi sembra che si siano scatenati così, minando le strade e le piste. Soluzioni? La voce metallica era impersonale. A lei la decisione, si consulti anche con Corvo. O aspettate o fate da soli. Giusto. Se solo avessi fatto quel maledetto corso per disinnescare le mine… così tornai dal mio uomo e gli diedi le buone notizie. Ce la fai ad aspettare? Lui scrollò piano la testa. No, capo. Già mi trema la gamba, sono col piede sospeso, non so quanto tempo riesco a tenerlo in questa posizione. Mi guardò e lessi nel suo sguardo milioni di cose. Sapeva che avrei dovuto far indietreggiare i mezzi per evitare di farli saltare per aria assieme a lui. Della stessa idea era Corvo. Salvaguardare i mezzi e gli uomini. E che avrei dovuto abbandonarlo? Non potevo salvarlo.

Ma io ero sempre quello che si rifiutava di accettare la realtà, specialmente se implicava far morire uno dei miei uomini. Così dissi, deciso. Bene, allora la disinnesco io. La speranza si riaccese nel suo guardo. Lo sa fare, capitano? Risi, togliendomi il giubbotto e tornando ad inginocchiarmi davanti a lui. Corvo diede l’ordine di far indietreggiare i mezzi. Ma si mise al mio fianco. Neanche a Corvo piacevano i corsi di aggiornamento. Al Corvo di solito lo usavano per altre missioni. Usciva tra i civili e portava informazioni che anche gli americani ci invidiavano. Il migliore insieme ad un reporter che fu ucciso per non aver ascoltato le sue dritte. Puntava allo scoop. Ma per Corvo non era il momento giusto per seguire Karel, una donna francese convertita all’Islam, doppiogiochista.

Il mio uomo era amcora li. Fidati di me. Ora tu resta solo immobile e faccio tutto io, ok? Corvo chiamò un uono e gli ordinò di portare una paletta. Lo fece e poi corse via e io cominciai a spostare la sabbia lentamente, fino a mettere in bella vista la mina, tutta mia! Con estrema cautela aprii lo sportellino e rimasi a fissare il groviglio di fili colorati. Corvo era impassibile. Era sicuro di me. Il mio uomo chiese, la voce leggermente rauca. Bisogna tagliarne uno, vero? Dissi, convinto. Ma certo. Quello rosso. Sempre il rosso. Lui, dall’alto fece un breve sospiro. Capità. Mi sa che qui di rossi nun ce ne stanno…manco uno…Maledizione aveva ragione…c’erano fili verdi, marrone, neri, blu, ma di rossi manco uno come aveva detto lui. Corvo sempre impassibile. Non una parola. Maledissi mentalmente il corso che non avevo fatto, il destino che mi aveva portato a questo, la voglia dentro di correre via e dimenticarmi di tutto, chissà, forse si sarebbero salvati anche senza di me…ma intanto maneggiavo con cura i fili, cercando di capire come, dove, il sudore che mi colava sul viso, il piede del mio uomo che tremava sempre di più…se si appoggiava con tutto il peso saremmo saltati in aria, tutti e tre, Corvo compreso e anche il mezzo appena dietro.

Dovevo prendere una decisione. Non potevo restare ad aspettare l’illuminazione dall’alto all’infinito. Così dissi, brusco. Adesso taglio i fili e poi ci buttiamo a sinistra, capito, il più lontano possibile. Sinistra, chiaro? Corvo si posizionò alla mia sinistra quasi a volermi slanciare. Lui fece un breve sorriso. La mai o la tua capo? Gli diedi un’occhiataccia. Sinistra soldato, non fare lo scemo!! Feci un profondo respiro, presi in mano il groviglio di fili e cercai di seguire una logica. La logica di chi voleva vederci morti. Il Corvo secco: avete rotto il cazzo, faccianola finita. Sapevano che avremmo cercato di disinnescarla. Sapevano che avevamo i migliori artificieri al mondo. Quindi non avrebbero fatto le cose facili. Quello che non sapevano era che ora a gestire la cosa c’era uno inesperto, uno che vedeva solo fili colorati senza senso…Così ne presi in mano un paio, li cambiai, scelsi di nuovo, e poi chiusi gli occhi e tagliai, spingendo violentemente nello stesso tempo il mio uomo sulla sinistra dove avevo adocchiato un muretto e buttandomi su di lui, aspettando il botto alle mie spalle, in ogni caso ci avrebbe fatti a pezzi. Invece intorno c’era un silenzio irreale fino a che il mio uomo ,mi scostò bruscamente da sopra il suo corpo, la voce leggermente rauca. Capitano, mo’ adesso crederanno che abbiamo una storia…Risi, tirandomi su, l’adrenalina che scorreva come un fuoco nelle vene. Il Corvo senpre impassibile chiese una sigaretta. Eh che ci vuoi fare, ormai la nostra storia non è più segreta!!
Tornammo ai mezzi, si congratularono tutti con me, per Corvo era già osa fatta. Ora dovevamo proseguire sapendo che eravamo su un sentiero minato, avremmo dovuto controllare ogni affossamento, ogni curva della sabbia, ma eravamo tutti ancora vivi. Risalendo sul mezzo, dissi, rabbioso contro tutti e tutto. Il prossimo che si fa trovare in una situazione del genere, lo mollo in mezzo al sentiero con la sua mina, chiaro?? Annuirono tutti, era giusto. Mentre proseguivamo, il villaggio si riempì di gente. Erano tornati fuori dalle tane, dai rifugi, non eravamo morti, Ancora una volta, eravamo gli Immortali. E dentro di me decisi che appena rientrato avrei seguito quel corso per disinnescare le mine…vedi mai…E quando lo dissi a Corvo, lui sempre impassibile rispose: fallo tu quel Cazzo di corso, io ho Miriam…….

Pubblicato da edizioni24

Sito a cura di Rita De Marco dal 07/09/2021. Rita De Marco è una studentessa di Napoli, aspirante giornalista, fashion Blogger. Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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