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[Esclusiva] L’ultimo saluto di Capitan Nessuno alla mamma: “fu l’ultima volta che la vidi”

By Capitan Nessuno

Ero appena entrato nell’androne del palazzo dove abitava mia madre e già sentivo la sua voce, alta e agitata. Feci le scale di corsa e la raggiunsi sul pianerottolo, restando a fissare lei e la vicina di casa che stavano litigando, ferocemente. Mia madre quasi urlava. “Fanatici un corno! Vorresti tu averne di fanatici così a salvarti il culo quando è necessario e tu chiami aiuto!”

La vicina urlava come lei. “E sono anche tutti fascisti, anche tuo figlio, cosa credi?” Mia madre fece un verso soffocato con la gola e così mi misi in mezzo, la presi e quasi la sollevai e con un gran sorriso alla vicina, la portai dentro casa e chiusi la porta. Lei si divincolò e mi gridò, rabbiosa. “Lascia che vada a dire a quella stro…za come la penso!”

Cercai di calmarla, mi veniva quasi da ridere. Ma di che stavate parlando?
Di te, testa di c… di che altro? E cosa ci fai qui? Pranzo. Speravo di scroccarti il pranzo. Lei rimase un attimo sospesa e poi si diresse in cucina, borbottando. Eccolo qui, fresco come una rosa, a elemosinare un pasto! Non li danno da mangiare ai soldati? Sorrisi tra me, quando ero nella città dove abitava mia madre ne approfittavo per andare a mangiare da lei, sapevo che avrebbe sempre fatto il meglio, anche se solo una pastasciutta con un po’ di sugo e due uova al tegamino, ma era un momento di pausa, di serenità che non potevo permettermi spesso.

La seguii in cucina e mi tolsi la giacca, la cravatta, il basco, ero appena uscito da una cerimonia ufficiale e portavo ancora il drop, con mostrine e nastrini. Mentre lei si affaccendava a preparare il sugo e a mettere su l’acqua, la incitai a spiegarmi perché stava litigando con la vicina. Lei fu lapidaria. Perchè è una stro…za, ecco perché. Abbiamo visto la parata in TV e quando sono passati quelli della Folgore, ha cominciato a dire che sono tutti fanatici, fascisti, tutto muscoli e niente cervello e cose così. Che dovevo fare? Le ho risposto per le rime…che certo non erano come suo figlio, omosessuale e obiettore di coscienza, che quelli erano VERI uomini. E da parola è nata parola…sai come succede.

Sì, lo sapevo. Quello che non sapevo era che mia madre mi difendesse così, non aveva mai nemmeno dato peso al fatto che io fossi del Nono, ero convinto che forse nemmeno lo sapesse, come se non fosse importante e adesso di colpo me la ritrovavo che litigava per difendermi! Dissi, gentilmente. Ma’, lascia perdere, con certa gente non vale la pena discutere. Ma lei si infuocò di nuovo. Come sarebbe a dire??? Devo lasciare che metta in giro bugie su bugie?? Non credo proprio che tu sia fanatico o fascista o muscoli senza cervello! E se non lo sei tu, perché dovrebbero esserlo i tuoi colleghi! Certo che ci litigo e continuerò a farlo, fino al mio ultimo respiro, sta’ stron…za maledetta!! Baciapile e felice del suo beneamato figliolo che invece di essere un uomo è…
La fermai in tempo. Ma’, lascia perdere. Credimi, a me non dà fastidio.

Ma a me sì!!!
Intanto la pasta era cotta e lei sedette davanti a me, guardandomi intenta. E’ buono il sugo? Fatto alla veloce…se me lo dicevi ti preparavo il ragù..
Sai che non so mai prima se ci sono.
Sì, lo so…si alzò e sfiorò la giacca appesa alla spalliera delle sedia, le dita che toccavano i nastrini sul petto. Chiese, dura, quasi offesa. Questi li vendono sulle bancarelle? O hanno un significato?

Sorrisi. Ma’, ognuno di quei nastrini è un posto dove sono stato, una azione che ho fatto, è il mio curriculum vitae, capisci? Gli altri hanno un foglio di carta con i lavori svolti e io invece me li appiccico al petto, così li vedono tutti.
In silenzio continuò a passare le dita, temevo mi chiedesse spiegazioni di ogni nastrino, non le avevo detto tante cose e non gliele volevo dire adesso. Ma alla fine fece un profondo sospiro e tornò la donna efficiente che conoscevo. Due uova ti bastano? O hai tempo perché tolga una bistecca dal surgelo? Due uova vanno bene, la pasta era molta. Lei sorrise appena. Ma te la sei aspirata come una bibita con la cannuccia! Ti tengono a dieta? No, ma’, è che a volte non ho tempo e così…Mi guardò critica. E’ vero, sei dimagrito. Devi mangiare o non si sta in piedi. Sì, ma’, mangio mangio…

Parlammo di tante cose, lei seduta davanti a me, gli occhi che mi scavavano dentro, che cercavano di capire cose che non dicevo, pensieri che non volevo condividere. Parlammo del mio lavoro che non conosceva, di ragazze, di mio padre…parlammo per ore, fino a che venne sera e in cucina ci fu buio e lei si alzò ad accendere la luce e io mi sentivo come in trance. Lei disse, serena. Ti fermi a dormire? Di colpo mi resi conto che dovevo andare, che la parentesi era finita. Mi alzai, la abbracciai. No, ma’, devo andare. Torni? Ovvio che torno! Ma non sai quando… no, non so quando. Lei mi accompagnò alla porta, mi abbracciò ancora, mentre a voce molto alta diceva, indicandomi la porta della vicina.

Ti saluto figliolo, tu sei un grande, un vero UOMO, non come certa gente che conosco!!! Scesi velocemente, il sorriso sul viso, l’ultima parola l’avrebbe sempre avuta lei, lo sapevo! E immaginavo altre liti con la vicina!!
Ecco, fu l’ultima volta che vidi mia madre. Partii due giorni dopo e quando tornai, quasi due anni più tardi, lei era morta e già sepolta, nemmeno al funerale avevo potuto andare, anche se sapevo che c’era stato un drappello della Folgore, con la bandiera e i labari, a renderle onore, Chissà cosa avrà pensato la vicina…

Addio mamma, sei rimasta nel mio cuore.

Pubblicato da edizioni24

Gaetano Daniele già Editore de Il Fatto e Il Notiziario (Settimanali per la distribuzione gratuita) Amministratore Il Notiziario e ith24.it Per contattare ith24 scrivere a: [email protected]

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