14enne pestata a sangue dai familiari perché non indossa il burqa. Daniele: arrestateli, e buttate le chiavi

By Gaetano Daniele

Ha soli 14anni e vive con la famiglia, purtroppo. Originaria del Bangladesh, a Ostia: sul litorale laziale. Ha subìto per mesi minacce. Calci e pugni sferrati dal fratello 17enne e da sua madre che non digerivano il fatto che la giovane si rifiutasse di indossare il burqa. Un diniego che i familiari hanno pensato di respingere con la forza, provocandole un trauma cranico e relegandola nel terrore di un inferno quotidiano.

Una storia di “ordinaria” crudeltà fondamentalista che sempre più spesso la cronaca denuncia, e che oggi media e social hanno rilanciato, con tutta la portata di orrore che la contraddistingue.

Una vicenda assurda in una realtà quotidiana quella che vede coinvolta una ragazzina bengalese, picchiata ed umiliata dai familiari perché contraria ad indossare il burqa. E questo è solo uno dei tantissimi casi che riguarda giovani maltrattati dai genitori in virtù dei dettami fondamentalisti. È inaccettabile: nel nostro Paese non c’è spazio per chi non è in grado di rispettare la nostra cultura e civiltà. E non considero civiltà chi impone a suon di schiaffi e pugni chi non decide di adeguarsi alle culture imposte. La mia solidarietà alla giovane, ora fortunatamente ospite di una struttura protetta.

Le minacce e i soprusi violenti della madre e del fratello sono andate avanti per mesi. Una serie di abusi fisici e psicologici che la ragazza, appena 14enne, ha sopportato in silenzio. Fino a quando non ce l’ha fatta più e ha denunciato la drammatica situazione che i familiari le hanno inflitto a lungo. Perché poi? Semplicemente perché non voleva indossare l’abito islamico che le impongono i precetti coranici che i suoi osservano scrupolosamente. Questo è un segno di ostinato rifiuto all’integrazione da parte di questa famiglia di immigrati. Una condotta violenta e oscurantistache non può trovare sponda nella nostra società. Un atteggiamento che evidenzia una precisa volontà di non rispettare i dettami della cultura del Paese ospitante.

Un Paese dove casi come questi si moltiplicano nell’ombra e nel silenzio delle pareti domestiche. E che, per una volta, grazie al coraggio della 14enne, sono emersi prima di un tragico epilogo. La giovane, infatti, non ce l’ha fatta più a sopportare mortificazioni fisiche e maltrattamenti psicologici: e dopo l’ultima lite si è rivolta ai carabinieri sul litorale laziale e ha denunciato i suoi familiari. Raccontando ai militari i mesi di minacce e di botte che madre e fratello 17enne le hanno inferto senza tregua e senza un minino di compassione. Freddi. Insensibili.

Fortunatamente, dopo la denuncia l’incubo è finito: e ora la ragazza – che ha riportato un trauma cranico e graffi sul viso – si trova in una struttura protetta.

Già, un incubo diventato un inferno quotidiano, quello della giovane, che alle percosse e alle intimidazioni, aggiungeva costantemente la minaccia dei suoi che continuavano a ripeterle che se avesse continuato a disobbedire alle leggi dell’Islam, rifiutandosi di inossare il burqa, sarebbe stata rispedita in Bangladesh. Diktat imposti con spietata durezza e sempre meno sopportate dalla giovane. E che, nel fine settimana – in base a quanto la 14enne ha denunciato ai carabinieri di Ostia – si sarebbero ulteriormente acuite quando, dopo l’ennesima aggressione fisica del fratello, e ulteriori aggravi della situazione da parte della madre, la situazione è degenerata al punto da indurre la ragazza, pur spaventata e preoccupata, a sporgere denuncia e a chiedere aiuto.

Così, stravolta e impaurita, l’adolescente si è fatta coraggio e ha citofonato alla caserma dei carabinieri di via dei Fabbri Navali. Lì, tranquillizzata dai militari che l’ascoltavano, ha raccontato la sua verità. Una verità drammatica e purtroppo, come risaputo, condivisa da molte altre ragazze di famiglie islamiche che vivono nel nostro Paese. E che, a dispetto di integrazione e confronto, vengono costrette dai familiari alla rigida osservanza di usi e costumi che mal si declinano alle possibilità di libertà ed emancipazione dei coetanei di casa nostra.

Un rifiuto, quello della 14enne che vive a Ostia, che le è costato aggressioni violente. Durante le quali la giovane studentessa di Ostia “avrebbe anche sbattuto la testa contro un mobile a causa di una spinta”. E che cominciavano e terminavano sempre con la stessa minaccia. Che la ragazza ha puntualmente riferito ai militari all’atto della denuncia: “Mi vogliono mandare in Bangladesh. Non voglio”.

E allora, mentre i carabinieri accompagnavano la giovane all’ospedale Grassi – dove i medici, constatate le lesioni, giudicate guaribili in 15 giorni – gli inquirenti al lavoro sul caso per ricostruire l’esatto contesto familiare e approfondire la denuncia dalla 14enne, d’accordo con l’Autorità Giudiziaria minorile, hanno portato la giovane in una casa famiglia: una misura temporanea per tutelarla. Nel frattempo madre e fratello della ragazza sono stati denunciati per maltrattamenti familiari e lesioni personali.

Facciamola breve, arrestateli e buttate le chiavi.

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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