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007 russi si confondono in Europa: dalla Repubblica Ceca all’Afganistan fino all’Ucraina: ecco a cosa punta il Cremlino dal bunker… di Mosca

L’avvelenamento di due spie doppiogiochiste nel Regno Unito, attacchi hacker, il sabotaggio e la distruzione di un deposito di munizioni in Repubblica Ceca, una campagna di destabilizzazione in Moldavia e un tentato golpe in Montenegro, il finanziamento – o reclutamento – di adepti in Europa orientale, l’avvelenamento di un trafficante di armi in Bulgaria che avrà sfruttato la fitta rete di spie smascherate nelle ambasciate, e infine la guerra ibrida che ha portato all’annessione della Crimea ma non ha congelato le tensioni in Ucraina.

Secondo gli analisti di almeno quattro intelligence occidentali, i servizi segreti russi sono da tempo impegnati in una vasta campagna di destabilizzazione dell’Europa. A muovere i fili di questa operazione, sarebbe il Gru – il servizio d’intelligence dell’Esercito – attraverso una divisione speciale, nota come Unità 29155.

Formata nel 161° Centro di addestramento specialistico per scopi speciali di Mosca, l’unità, inquadrata nella divisione di intelligence dell’esercito, sarebbe composta da veterani decorati che si sono fatti le ossa nelle guerre più sanguinose che Mosca ha combattuto negli ultimi quarant’anni: Afghanistan, Cecenia e ma soprattutto Ucraina. Al suo comando, almeno secondo quanto riportato nel 2019 da Michael Schwirtz sul New York Times, sarebbe il generale Andrei V. Averyanov, e la maggior parte delle sue operazioni – che sarebbero collegate tra loro per il conseguimento di un obiettivo più ampio – sarebbero da ritenersi “così segrete”, almeno secondo i servizi occidentali, da lasciare all’oscuro il resto dell’intelligence russa. Un punto estremamente scabroso dove torneremo più tardi.

Tassello dopo tassello, successo dopo fallimento, i funzionari occidentali hanno composto un puzzle che vede gli stessi pseudonimi, le stesse dinamiche, lo stesso tipo di obiettivi, e poi alla fine, lo stesso movente: destabilizzare l’Europa attraverso operazioni mirate che, si concludano con un successo o in un eclatante fallimento, porterebbero comunque al risultato desiderato da Mosca, e cioè creare scompiglio in territorio “avversario”. Perché non si può e non si deve dire nemico. In primis eliminando i traditori e i doppiogiochisti attraverso una licenza di uccidere che suona tanto da romanzo di Fleming, ma alla fine vede in calce la firma di un personaggio reale: non il Numero uno della Spectre, ma il presidente a vita Vladimir Putin.

Questo gruppo di specialisti, esperto in sovversione, sabotaggio e assassinio attraverso sostanze tossiche letali come il novichok, agente nervino, o il Polonio, isotopo radioattivo, starebbe compiendo la sua missione da oltre un decennio. Ma solo ora i servizi segreti avrebbero trovato il filo rosso che collega casi che prima erano considerati “isolati”, senza vergognarsi di dichiarare che non si può sapere quante volte è stata mobilitata questa unità, e dove potrebbe colpire ancora. E questo perché la cosiddetta guerra ibrida che Mosca starebbe conducendo (secondo alcuni organi di intelligence) sul continente europeo – una combinazione di propaganda anti-Nato e anti-Ue, di cyber-attacchi, disinformazione e di eliminazioni di vecchi o nuovi traditori – non ha un avversario dichiarato. Soltanto, e sempre con il beneficio del dubbio, un fine.

La chiave di volta per collegare la stessa unità d’élite russa ad una serie di operazioni oscure è stato il tentativo di eliminazione nel 2018 Sergei Skripal: ex ufficiale del Gru che decise di “passare al nemico” fornendo i suoi servigi agli 007 inglesi.

Gli esecutori, identificati come il colonnello Anatoly V. Chepiga e un altro ufficiale, Alexander Mishkin, sarebbero stati gli stessi, insieme ad un terzo uomo che avrebbe utilizzerebbe lo pseudonimo di Pavlov, che hanno tanto di avvelenare per due volte il trafficante d’armi bulgaro Emilian Gebrev nel 2015, prima a Sofia, poi nella sua villa sul Mar Nero. Almeno uno di loro sarebbe stato un operativo durante il tentato colpo di stato che sempre l’Unità 29155 avrebbe appoggiato in Montenegro del 2016 (sebbene in quell’occasione fosse stato identificato anche un ex agente della Cia americana, Joseph Assad).

Alex Younger, vertice dell’MI6, servizio segreto britannico, espresse al tempo, e non ha mai smentito le sue preoccupazioni riguardo una “crescente minaccia russa” nel campo di battaglia dello spionaggio che, nonostante le reiterate smentite del Cremlino, a volte rischia di assumere il profilo di una vera guerra ibrida combattuta contro l’Occidente. Secondo le informazioni divulgate dai funzionari delle intelligence occidentali, in particolare modo da Londra e dai servizi segreti di alcuni paesi baltici, l’Unità 29155 non sarebbe l’unica entità con la licenza di uccidere i nemici del Cremlino oltre i confini nazionali. L’agenzia britannica, che oltre al tentato assassinio di Skripal si è dovuta occupare in passato dell’omicidio di un altra ex spia russa che si era stabilita nel Regno Unito – agente del Servizio di Sicurezza Federale (Fsb) Alexander Litvinenko, assassinato con una dose di polonio – è convinta che si siano almeno altre due unità che eseguono gli ordini letali emessi da Mosca: l’Unità 74455 e l’Unità 99450. Quest’ultima sarebbe stata estremamente attiva durante il conflitto in Ucraina per l’annessione della Crimea.

A confermare la presenza e l’expertise di queste unità che operano al massimo livello di segretezza, è stato un ex agente del Gru in pensione; che ha rivelato come si tratti di gruppi specializzati nella “preparazione di missioni “diversive” – svolte in squadra o individualmente – di sabotaggi, omicidi, qualsiasi cosa”. “Ragazzi seri” avrebbe assicurato il veterano, “ufficiali che operano sotto copertura e come agenti internazionali” addestrati all’uso di ogni genere di arma – soprattutto armi di fabbricazione estera. Un modo in più per non lasciare traccia di una mano russa. Alcune foto di un ex quartier generale utilizzato in passato dall’Unità 29155 pubblicate su un blog russo mostravano rastrelliere con le etichette che citavano “FN-30”, fucile di cecchino di produzione belga, “G3A3”, fucile da battaglia di produzione tedesca impiegato in diverse forze Nato, “Aug” fucile d’assalto di produzione austriaca impegnato anche dal nostro reparto speciale dei Carabinieri, il Gis.

L’unica perplessità nel quadro generale è la “sciatteria” e la quantità di fallimenti eclatanti che questi esperti agenti segreti, veterani di guerre combattute su territori complessi, starebbero collezionando. Incluse le coperture bruciate degli agenti individuati dagli 007 inglesi. Sia Skripal che Gebrev sono sopravvissuti agli attentati. Il presunto attentato alla vita di Navalny smascherato. Il tentativo di un colpo di stato per impedire al Montenegro di entrare nella Nato è fallito. Altre operazioni sparse per l’Europa continuano a rivelare agenti del Gru quali “colpevoli” di atti che danno puntualmente vita a scandali diplomatici ed internazionali. Sempre ampiamente commentati dalla stampa e dall’opinione pubblica occidentale.

Certo, è possibile che siano state portate a termine con successo numerose missioni delle quali nessuno potrebbe sospettare. Nemmeno la Cia o l’MI6. Ma il punto è che nella citazione beckettiana di “fallisci ancora, fallisci meglio”, si cela comunque una successo del Cremlino: tenere alta la tensione e continuare a gettare scompiglio. Fa parte del gioco delle spie. Mostrare che le attività di spionaggio sono intense.

Il reale obiettivo delle unità particolari del Gru rimane comunque un mistero. Ci si può convincere che sia un vasto programma di destabilizzazione che fallisce per mancanza di professionalità, o volutamente per confondere i servizi segreti avversari. Pppure potrebbe essere, come alcuni analisti credono, il sintomo di una lotta intestina che si combatte ai vertici dei servizi segreti russi. Un auto-sabotaggio per ragioni tanto oscure da non poter essere decifrate.

Intanto le squadre di hacker continuano a operare dai loro bunker di Mosca, e le unità particolari potrebbero essere impegnate a selezionare il prossimo tra migliaia e migliaia di obiettivi sensibili. Mentre altre progettano operazioni che fungano da diversivi. Di questo passo sarà difficile dire dove finisce la faida interna, dove inizia il tentativo di “destabilizzazione” per favori i propri interessi all’estero, e quando sarà davvero il caso di dire che è in atto una guerra ibrida che vene ancora una volta schierate su una cortina di ferro immaginaria Alleanza Atlantica e Federazione Russa.

Pubblicato da edizioni24

Gaetano Daniele già Editore de Il Fatto e Il Notiziario (Settimanali per la distribuzione gratuita) Amministratore Il Notiziario e ith24.it Per contattare ith24 scrivere a: [email protected]

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